martedì 6 luglio 2010

1. LAVORA, GIAGUARO, E TORNA PRESTO A CUBA

lo so che avete voglia di metter su un disco che non avete mai sentito, e magari volete pure pure introdurvi nell'universale e sapere qualcosa di più su voi stessi. è naturale, il primo sconosciuto siamo proprio noi stessi e allora ci rivolgiamo a qualche altro per sapere qualcosa dello schifo e ripassare la matematica più tardi, forse mai.
la bellezza della compagnia è proprio che ci scordiamo di noi, se non per aver problemi. e allora il cerchio della dimostrazione è già bell'e concluso: noi praticamente non ci incontreremo mai con noi stessi, nemmeno, meno che meno, dallo psicoanalista.
comunque lasciamo perdere freud, lacan e lucifero il travestito che non ho proprio voglia di toccare subito il fondo del bidone.
anche perchè pure 100 padri e 115o madri non sarebbero mai riusciti a contentarci di un virgolo in più di quanto siano riuscite le miriadi di risse che abbiamo attaccato con il nostro diario di miserabili. tutto solo nella nostra fantasia di malati.
belli, gli uomini se li vedi anche al cesso a buttare merda di sotto, nei capaci maledetti della suscettibilità altrui.
comprensione? oh, ma in che pianeta vivi, dannato?
narrare è volere, e quindi io qualcosa qui la voglio. ma cosa?
vediamo, non voglio sbrodolamenti di confessioni e autoscribacchiature varie tipo i pensierini della sera e altre giuggiuolerie simili. lo dico fuori dai denti: la vita è una salita da schiattarci, una discesa a rompicollo, una pianura da deserto dei tartari. e allora? ci mangiamo un cioccolatino e poi ci vediamo un telefilm americano? non che io abbia qualcosa contro i telefilm americani, o contro i telefilm, o contro gli americani, semplicemente voglio tirarmi un cazzotto di verità nello stomaco io stesso e poi finalmente raccontarvi la storiaccia a voi.
cinecittà è un paese dove abitano i cartoni e io per sfortuna abito all'inferno. così i film li lascio volentieri ai fessi. a me basta il film dell'orrore dove ci sono cascato dentro da un bel pò di anni. uno sporco buco da dove cerco di riemergere e dire la mia. cosucce ne ho viste parecchie, come credo pure voi, amici, e allora e allora è proprio qui che voglio attaccare la corsa.
di arrivare primo me ne fotto. di non risparmiarmi affatto m'importa. voglio andare a tutta birra, come un giaguaro.
sapete, quei gattoni che vi saltano in testa e qualche pensiero di reagire ve lo fanno venire.
non tutti questi miliardi di dollari che fulminano la nostra esistenza e noi non li vediamo mai nemmeno a sognarli di notte.
scrivere è una cazzata come un'altra se non sei capace di tirare fuori l'anima e trovare la regola che ci misura pure l'acqua del nostro rubinetto senza che non ne sappiamo niente.
neanche di quando rimaniamo soli e ci guardiamo con ribrezzo nello specchio. ma tanto quello stronzo lì non siamo mica noi...

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