
mercoledì 4 agosto 2010
giovedì 8 luglio 2010
4. LA NOSTRA CANZONE, BELLA
"NON SONO IL PIU' BRAVO A CRONOMETRO
NON SONO IL PIU' BRAVO A VELOCITA'
NON SONO IL PIU' BRAVO A SCALARE
NON SONO UN BUON PASSISTA
QUALCOSA MI DEVO INVENTARE:
E ALLORA VADO ALL'ATTACCO!
Alè Buè!
Te capì, il gregario che ti combina?
Non ci ho soldi
non ci ho lavoro
non ci ho casa
non ci ho nemmeno la fidanzata...
E VOLETE CHE NON CI FACCIA NIENTE
E ME NE STIA FERMO COME UN IDIOTA?
OH! ma io parto in berta e vi combino una torta al limone.
Alè Carolino! Che questo è l'anno del polpo fritto!
Siam tutti ragazzini, bella. Chi vuoi che ti paghi la pesciolina dell'acquario degli innominati...?...
La televisione è ormai scoppiata... i giornalini son tutti una lagna... gli ideali (a proposito, e che cosa sono?) tutti a carta macero... e anch'io ci ho i sentimenti schiacciati nel vano bagagli tutto ingombro di cianfrusaglie... Il futuro... bah!, sarà diventata una parola straniera anche questa, che non capisce più nessuno...
...
Questo romanzo mi sembra ora che lo vada a incominciare...
Università di Supereconomia di Malano, cacciato a calci nel didietro e tappi di bottiglia sparati a bruciapelo nel vettovagliamento..
Soldi, pubblicità, facce truccate... si gioca a tutto spiano sotto gli zoccoli degli asini ormai.. DEMERITOCRAZIA, la chiamano al giorno d'oggi... quando sarebbe più comoda la parola DEMENZOCRAZIA... beh, c'è pure una bella gioventù che se ne fotte del meglio e del vino buono... "Carriera, avanzamento, superiorità, bellezza"... già, cornacchie vecchie in picchiata per fottervi un occhio... la balera non è la Scala, nè lo sarà mai...
Bellezza poi, là il più bello ci ha la lebbra... ma l'importante che non la veda nessuno e che non se ne accorga nessuno...
La Giornata Mondiale della Poesia sembrerebbe alle burbe questa robaccia qui...
Contratti, affari, avvocati, firme, appuntamenti... se non ti compri queste liquirizie ti sparano pure con un cannone...
A me è sempre piaciuta la solitudine per aggravante...
E allora lì me ne stavo da solo... ad aspettare il tramonto...
con la mia bella in testa... che me le menava di santa ragione...
Là a Parco Sempione, dietro il Castello del mio caro amico Kafka...
Io, che mai mi sono sentito a casa mia... perchè forse una casa mia mai ce l'ho avuta...
Forse è proprio per questo che mi piace proprio da matti andare sempre via... e quegli altri mollarli semplicemente là come dei fessi... con tanto di naso...
Quando sento arrivare da un bar vicino una melodia:
"Parla più piano
e vieni più vicino a me..."
3. LA LOGICA DELLA MORALE
IO E REALTA'. la questione è la solita. prima l'uovo o prima la gallina?
la faccenda è che non può esserci uovo senza gallina e viceversa e viceversa. materialismo e spiritualismo sono delle ideologie zoppe entrambe.
la logica è il discorso sull'oggettività, la morale quello sull'individuo. ma non esiste nè può esistere la solitudine assoluta.
anche robinson crosuè ha il suo venerdì, e la sua isola sperduta.
la parola magica per me è UMANESIMO. Lì LA LOGICA E LA MORALE si mettono d'accordo, e accendono un misero fuoco per capirci qualcosa. e solo qui la parola VERITA' può avere senso.
perchè la MIA storia e la TUA storia hanno la loro verità che ci può permettere addirittura di intravedere alquanto lucidamente o meno il MONDO.
Ero stato una volta a New York con Ernesto Strada e là era stato uno sputtanamento unico.
Due superprovinciali italiani a spasso per la Grande Mela e chi ti ritroviamo là in una malfamata trattoria spaghettara e macarona? Nientemeno che il Violinista Verde di Chagall.
A me viene quasi uno schioppo al verme solitario.
Un gigante verde che suona il violino su un tetto di paglia dentro a un ristorante di buttafuori italiani.
Michelangelo si chiamava pure e era di Brera, di Milano.
Parlava minga con nesun.
Io lo inquadro subito come un mio fratello. Sembrava un puzzalnaso qualsiasi, da mandare immediatamente a quel paese. Ma se lo sentivi suonare... era l'emozione della volata dello champagne... lo spruzzo dell'alto mare sulla prora della nave lanciata a tutta velocità per lo spazio aperto...
Non parlava con nessuno, ma con me sì...
Capì al volo che ero un folle come lui... Mi conosceva, per un mio romanzo manco a farlo apposta proprio su Brera.
Due orsi della foresta nera che s'incontrano e si dicono: "Buonasera". Nemmeno a crederci a leggerlo sul giornale.
Non so assolutamente perchè dico questo ma lo dico.
Mi piace la gente zitta. E' di solito gente tosta...
E' questione di profondità e di lungo corso...L'ho sentito dire anche a una bella tipa, una bionda, al parco...
Si tratta pure di volontà... di solito i tosti si spaccano qualcosa in testa e passano a capo al rigo successivo...
Il Violinista Verde, gli colorerei volentieri la faccia di blu, e gli ruberei il violino di soppiatto... per scoprire semmai se quel maledetto suona da solo, con la carica, come un orologio... e lo farei naturalmente cadere dal tetto...
Era proprio un tipo tosto... si prese il mio libro e se lo portò via... me lo voleva pagare... uno stronzo e miserabile deca... non me lo presi... lui raccattò il libro e se lo sgrinfiò via... senza dire nemmeno una parola...
Dopo una decina di giorni lo incontrai e mi sorrise, un attimo, capii che gli era piaciuto... senza dire nemmeno una parola... dopo 3 o 4 volte che lo incontrai si avvicinò e si mise a parlare... parlava normale, un tipo a posto, semplicemente fuori dal normale, e praticamente con il violino un genio... mi piaceva quell'amicizia... non aveva bisogno di parole... nemmeno di
striscio...
Parlava con me forse solo perchè aveva capito che ero un pazzo come lui...
Stanotte ho sognato una fila infinita di poveri contadini... erano contadini dell'inizio del '900... non chiedetemi come dannazione mai funzionano i miei sogni, funzionano proprio come i pensieri... anche i pensieri vengono ma non sai mica come vengono e perchè... ma intanto si pensano... o forse sono loro che pensano noi...
Povera gente, con poche cose, alla fame... un contadino diceva: "U' uargiann..." ... cioè i soldi... povera gente ridotta all'estremo che diceva: "U' uargiann..." ... Una parola francese che forse veniva dai tempi della Rivoluzione, quando forse promisero soldi un pò a tutti i poveri del mondo...
I soldi... u' uargiann... questa è la logica della morale...
Volete sapere ora la logica della politica?
Spero proprio di no...
Intanto non penso agli altri e non sono in classifica...
mercoledì 7 luglio 2010
2. L'AMORE AVANTI E TU DIETRO
nella vita non vince chi merita, ma solo chi ha fortuna.
e allora, andando in là, molto in là, si arriva alla suprema sapienza, che ha molto a che fare con una specie di sconfitta. così la frittata a 40 uova è fatta, si perde proprio l'interesse a vincere. tanto è sempre uguale.
che può succedere allora? che si prende gusto a correre tanto per correre.
correre è bello. perchè semplicemente la vita sempre corre, senza mai fermarsi. e noi dietro. come dei cani fedeli che non conoscono altri padroni. nè possono mai conoscerli.
dei padroni peggiori il pessimo è proprio l'AMORE. e voi non ci credereste mai, ragazzi, è LUI quello a cui vanno dietro tutti.
l'amore dopotutto è una trappola. uno sbaffo di sperma, un occhio smorto, la zona rifornimenti è sempre la più pericolosa. figuriamoci per la libidine, cui l'amore è la toccata e fuga in tema di piagnistei e di bellissime parole.
è tutta una questione di fughe, a pensarci bene, l'amore.
"tu mi vuoi? e allora non ti voglio io". "io non ti voglio? e allora sei tu che mi vuoi fino allo spasimo". un giochetto per bambini idioti.
la vera fortezza forse è solo la solitudine.
correre, dicevo.
tutti davanti, compreso l'amore naturalmente. e tutto il resto della carovana degli scoppiati dietro. così per darci un bonton
ci diamo all'assoluto.
qual è la verità allora?
la massa.
ma sia davanti che dietro si va sempre alla stessa velocità.
sia il campione che l'ultima schiappa si corre lo stesso la stessa strada con la stessa fatica.
la differenza fra i due?
la fortuna. l'ho già detto.
si può passare sia a destra che a sinistra. non si può fare altrimenti. bisogna stare molto attenti. cambi di direzione. la velocità della vita nasconde sempre tutti.
una volta mi sono comprata una signora alcolizzata e me la son messa sul comò. ci comprai pure un lettino di 15 centimetri. ma mi mancò la micromaterializzazione, così m'attaccai al tram. difficile godere con una pupazza piccola, da starci nientemeno che sul comò. la fantasia ci rende pazzi, ma solo se non è abbastanza potente. altrimenti può pure cominciare un grande romanzo russo.
comunque penso che sono i bambini che salvano ancora questo delirio di mondo.
il mondo tondo a me fa ridere un pò, era meglio il mondo piatto degli antichi, somiglierebbe di più a quello che è per davvero: una merda calpestata.
correre, allora. fratture o forature non valgono da alibi. bisogna correre e basta.
questa è la vera trappola dell'esistenza.
tra campi verdi e migliori. tenersi sempre nella linea della corsa.
il giro dell'inferno, con sprazzi di bellezza e di luce ogni tanto di lato.
vincere non se ne parla proprio. i veri saggi sanno molto bene che non vince nessuno.
non cadere, ecco, questo può essere già un successo.
si può stare solo temporaneamente in testa.
tutti.
classifica generale. ritardi. uomini in classifica. uomini pericolosi. allenarsi fregandosene della vittoria.
puntare tutto sul giro della vita.
ecco come farsi prendere almeno in considerazione.
in mancanza di altri, almeno da noi stessi.
almeno.
comunque senza la fortuna non esiste neanche l'amore.
nemmeno con la fantasia.
la molto discutibile scelta di lasciarci là, ragazzi.
a questa sburra di mondo, voglio dire.
una volta sei martello una volta sei chiodo.
stanotte ho pure pure sognato di comandare tre armate naziste in ritirata in Francia, tutti, ragazzi, ai bordi delle strade a festeggiare le batoste. tutti a aspettare i vincitori con un furore panico. la cosa strana era che queste armate erano 3 miei romanzi.
tutti ai bordi delle strade a aspettare con ansia i soliti vincitori: gli americani.
io come al solito in ritirata, con il mio panzer con le catene degli ingranaggi tutte rotte.
tutto comunque sempre e doverosamente di corsa.
corridori tutti sparpagliati per terra.
vincere. con l'amore si perde sempre, comunque ti vada, mi sembra che diceva pure il grande Kirkegaard.
la stessa condizione dell'anno scorso.
speriamo che gira la fortuna, così facciamo qualcosa di buono pure pure noi.
martedì 6 luglio 2010
1. LAVORA, GIAGUARO, E TORNA PRESTO A CUBA
lo so che avete voglia di metter su un disco che non avete mai sentito, e magari volete pure pure introdurvi nell'universale e sapere qualcosa di più su voi stessi. è naturale, il primo sconosciuto siamo proprio noi stessi e allora ci rivolgiamo a qualche altro per sapere qualcosa dello schifo e ripassare la matematica più tardi, forse mai.
la bellezza della compagnia è proprio che ci scordiamo di noi, se non per aver problemi. e allora il cerchio della dimostrazione è già bell'e concluso: noi praticamente non ci incontreremo mai con noi stessi, nemmeno, meno che meno, dallo psicoanalista.
comunque lasciamo perdere freud, lacan e lucifero il travestito che non ho proprio voglia di toccare subito il fondo del bidone.
anche perchè pure 100 padri e 115o madri non sarebbero mai riusciti a contentarci di un virgolo in più di quanto siano riuscite le miriadi di risse che abbiamo attaccato con il nostro diario di miserabili. tutto solo nella nostra fantasia di malati.
belli, gli uomini se li vedi anche al cesso a buttare merda di sotto, nei capaci maledetti della suscettibilità altrui.
comprensione? oh, ma in che pianeta vivi, dannato?
narrare è volere, e quindi io qualcosa qui la voglio. ma cosa?
vediamo, non voglio sbrodolamenti di confessioni e autoscribacchiature varie tipo i pensierini della sera e altre giuggiuolerie simili. lo dico fuori dai denti: la vita è una salita da schiattarci, una discesa a rompicollo, una pianura da deserto dei tartari. e allora? ci mangiamo un cioccolatino e poi ci vediamo un telefilm americano? non che io abbia qualcosa contro i telefilm americani, o contro i telefilm, o contro gli americani, semplicemente voglio tirarmi un cazzotto di verità nello stomaco io stesso e poi finalmente raccontarvi la storiaccia a voi.
cinecittà è un paese dove abitano i cartoni e io per sfortuna abito all'inferno. così i film li lascio volentieri ai fessi. a me basta il film dell'orrore dove ci sono cascato dentro da un bel pò di anni. uno sporco buco da dove cerco di riemergere e dire la mia. cosucce ne ho viste parecchie, come credo pure voi, amici, e allora e allora è proprio qui che voglio attaccare la corsa.
di arrivare primo me ne fotto. di non risparmiarmi affatto m'importa. voglio andare a tutta birra, come un giaguaro.
sapete, quei gattoni che vi saltano in testa e qualche pensiero di reagire ve lo fanno venire.
non tutti questi miliardi di dollari che fulminano la nostra esistenza e noi non li vediamo mai nemmeno a sognarli di notte.
scrivere è una cazzata come un'altra se non sei capace di tirare fuori l'anima e trovare la regola che ci misura pure l'acqua del nostro rubinetto senza che non ne sappiamo niente.
neanche di quando rimaniamo soli e ci guardiamo con ribrezzo nello specchio. ma tanto quello stronzo lì non siamo mica noi...
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